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IL VINO MIGLIORA LA MEMORIA!

 

Titolo sensazionalistico per catturare l'attenzione, svolgimento noiso. Avendo bisogno di ferie tendo ad essere più filosofo (de noantri!).

Giuliana ha letto un articolo che ci ha fatto in un primo tempo sorridere, ma riflettendoci su abbiamo trovato non infondata la teoria e anzi, c'era anche altro materiale da analizzare.

L'articolo trattava di vino e di memoria e lavorandoci un po' siamo arrivati a dividere in più parti l'argomento:

 

1- Il vino è la memoria:

al vino si associano spesso ricordi di vita personale o di periodi passati. Nella mia vita professionale e da “civile” moltissime volte ho sentito tirare in ballo nonni, contadini di inizio secolo, infanzie in campagna, cene epiche o storici produttori degli anni ottanta. Talvolta il ricordo è lusinghiero, altre volte ti lascia perplesso, ma è innegabile che a farlo riemergere è il vino appena sorseggiato, quindi si può dire che c'è sempre un vino, se non alcuni, a bagno nella nostra memoria, e che prima o poi un certo aroma lo riporterà a galla. Per un enologo è un'idea che si avvicina al paradiso dei credenti: gloria (enologica) eterna, anche se solo nella materia grigia di un numero ristretto di persone. Visione foscoliana ma stimolo ineguagliabile.

2 - Il vino della memoria (persa):

 

io ad esempio non ho ricordo alcuno del finale di almeno un paio di serate della mia vita, forse tre . . . . . Nulla da aggiungere. Ricordo solo che tutto iniziava con una cena e un po' di sete.

 

3 - La memoria di un luogo del vino:

non parlerò di Piemonte per non essere banale, ma Giuly è rimasta affascinata studiando la valle del Douro, uno degli areali in cui la viticoltura ha trasformato un ambiente estremo in un tempio della memoria: nel Porto (vino) c'è il calore, la concentrazione, la fatica, l'attesa, la tecnica, la tradizione. Ad un degustatore anche solo medio, non sfuggono queste tracce, ma è molto più difficile interpretarle che percepirle. Se nella sua vita avrà modo di conoscere quei paesaggi, quella gente e le tradizioni secolari che ne regolano la vita allora la memoria del vino sarà aperta ad una lettura molto più “smart” e approfondita.

 

4 – La memoria del produttore nel vino

Diciamo pure che l'intervento di un vignaiolo/enologo è determinante ma non dominante e, come sempre si dice, noi possiamo solo preservare quanto la vigna ci da, cercando di non rovinarlo troppo, per cui sarà più facile trovare in un vino memoria dei nostri errori che delle nostre genialate.

Se ha fermentato alla giusta temperatura difficilmente ciò resterà scritto nelle prime righe della eno-memoria, mentre un uso errato del legno in affinamento sarà nelle stesse righe facilmente individuabile. Se abbiamo pazienza ed esperienza sufficienti per coglierlo il vino ricorda più cose di se che l'enologo che lo ha educato, ma resta comunque un impronta che connota i vini più o meno chiaramente, e che talvolta viene chiamata stile, lasciata da chi il vino lo ha voluto, pensato e ripensato davvero. Ma il vino è come un libro, con la differenza che un libro lo puoi riscrivere tre volte in un giorno, cercando quella che è la perfezione per te in quel momento, un vino al massimo 50 volte in tutta la vita, ma con il passare delle vendemmie cambia anche il sentire dell'enologo, la perfezione non si raggiunge perchè l'idea che abbiamo di essa cambia ad ogni vendemmia.

 

5 – La memoria del vino nel produttore

Io ricordo benissimo le mie 25 Vendemmie da enologo e come sono cambiate le mie convinzioni ed aspirazioni in questi anni, e più facilmente attraverso i vini che ho fatto che con l'analisi logica.

Forse è per questo che tendo ad essere così enologicamente prolifico e così restio ad avere un diario: è più divertente, è più comodo ricordare le annate in base al vino che in base ai bollettini meteo . . . . eppoi sto diventando presbite e rileggere il diario sarebbe una faticaccia, aprire una bottiglia è un'altra cosa.

 

 

 

Scritto il 13 Dicembre 2013 - Categoria: news