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IL MESTIERE "FIGO"

 

Io non me ne ero mai accorto di far parte delle categorie più trendy del decennio: produttore di vino e per di più enologo. In verità di essere un produttore più o meno lo sapevo, ma scoprire che il mondo civile invidia la mia vita professionale mi turba parecchio. Eppure ho letto in una statistica che l'enologo è nella top ten  tra le professioni che esercitano più fascino sulle donne, non può essere una coincidenza . . . . ci deve essere del vero che se mi sfugge, probabilmente perchè non ho mai avuto un codazzo di fanciulle adoranti al mio seguito ( neppure la mamma mi reputa proprio così bello!).

 

A conferma di tale ipotesi mia moglie una sera mi ha chiamato sconvolta (dal ridere in primis) per via di una fiction in Tv, i cui protagonisti, tutti produttori di vino in Toscana, si chiamano Monforte e vendemmiano ( un grappolino trallallaa, mai con la pioggia o il mal di schiena) più o meno tutte le settimane, ma non si fanno rimontaggi, non si svina, non si lavano le botti, non si imbottiglia e soprattutto non si compilano i moduli HACCP o Valoritalia. In compenso possiedono cantine polverose ( e l'ASL?) in cui si scovano botti dimenticate per lustri colme di divin nettare (ma non avevano correttamente caricato la vendemmia sui registri Mi.P.A.F.?).

 

I protagonisti vivono in giacca e cravatta oppure, quando vendemmiano sotto il solleone, indossano stivali di gomma e camicia flanellata a quadretti, e l'uva la buttano in cesti che nessuno poi solleva e porta via a spalle, hanno un amante a testa, come minimo, e in famiglia non manca mai un delitto misterioso così come è doveroso avere un vicino ricco, invidioso e spesso cattivo. Di solito è un viticoltore che fa il vino scadente, quindi non radical chic.

 

Mai e poi mai frequentano un corso di formazione, ma d'altra parte hanno la vita sessuale di un procione, quindi anche i registri di cantina li si può tralasciare visto che si trascorre tanto tempo in altre faccende affacendati.

 

Nei film sul mondo del vino o che incrociano il mondo del vino, la vita del vignaiolo viene sempre descritta come dorata e dai ritmi rilassati . . . appena sveglio apre la finestra della sua proprietà e il panorama include come per magia il Pantheon o la Cupola del Brunelleschi, non scorge mai una vasca troppo piena che butta fuori mosto e mai un frigorifero rotto....

 

Ma io dove ho sbagliato? Se vedendo Russel Crowe per 90 minuti si ha l'impressione che per fare il produttore basta possedere delle vigne e una casa di campagna nel cui giardino assaporare vecchie bottiglie e far tintinnare bicchieri di cristallo; se ascoltando Farinetti si percepisce che il 99% dei miei colleghi (incluso me) non ha colto le “evidenti opportunità” che il mondo globale offre; se leggendo i vari enoblog i produttori sembrano un girotondo di gaudenti poeti; se per l'ISTAT siamo la categoria che non conosce la crisi. . . se, se, se.. Allora perchè quando ci troviamo fra di noi siamo più stanchi e demoralizzati del medio tifoso torinista negli anni 90? Allora perchè il numero dei produttori ha smesso di salire e sta neanche troppo lentamente scendendo?

 

La verità, ammettiamolo, è che non ci sentiamo all'altezza dei nostri avatar televisivi, siamo troppo impegnati in inutili ed interminabili rimontaggi, in eterni imbottigliamenti e travasi, in litigi con gli enti certificatori o impegnati a fare del sano recupero crediti.

 

E poi a dirla tutta . . . senza una vicina giovane e bella oltre che palesemente disponibile o un cugino affogato misteriosamente in una barrique, senza un nonno templare con annesso tesoro dei Cavalieri di Cipro nascosto dietro una botte di Grignolino del 1974 ci sentiamo un po' sfigati e con una vita monotona e vacua.

E allora dopo aver cenato, invece di andare al concerto di ocarine finlandesi a casa del Cardinale Montalcino, torniamo mesti mesti a lavare la riempitrice o a preparare i dati per la annuale glammissima denuncia di Giacenza del 31 Luglio, ma solo per non pensare alla povertà della nostra miseranda, banalissima esistenza.

 

Ma poi se devo dire la verità a me le ocarine finlandesi non sono mai piaciute e il cardinal Montalcino mi sta sull'anima, invece mi da soddisfazione il creare qualcosa di mio, seguendo le mie idee e ancora di più se la mia creatura piace anche agli altri.

 

Insomma mi piace produrre uva e farla fermentare, perfino in annate difficili come quella che sta per chiudersi.

 

Ah, ecco!! Ecco ciò che mi sfuggiva: a me piace la parte del mio lavoro che non interessa se non marginalmente al pubblico trendy: farlo fattivamente questo accidenti di vino, toccarlo, respirarlo, ascoltarlo, senza chiedere il permesso di soggiorno ai lieviti o dover giustificare la mia apparente propensione alla misantropia. Pazienza.... mi sa che per il momento resterò senza amante!

 

 

 

 

 

 

 

Scritto il 03 Settembre 2014 - Categoria: news